ArciLesbica risponde a Mons. Rigon

Monsignor Paolo Rigon
con il cardinale Angelo Bagnasco
Comunicato stampa - ArciLesbica - 21 febbraio 2011

Arcilesbica Associazione Nazionale non può ignorare la gravità delle affermazioni rilasciate da Mons. Rigon, vicario giudiziale della diocesi genovese, in merito ad omosessualità e matrimonio.
Per costui l'omosessualità è un problema da estirpare ai primi sintomi con la psicoterapia. Ha inoltre aggiunto che la terapia riparativa è accessibile presso un consultorio di fiducia della diocesi e riscuote successi, incoraggiando un intervento precoce, prima che l'omosessualità "si incancrenisca".
"La novità sta nel fatto che Mons. Rigon dichiari senza nessuna prudenza l'avvallo e la proprietà della Chiesa sulle terapie riparative facendo riferimento a un loro consultorio..." dichiara la Presidente di ArciLesbica Nazionale Francesca Polo e aggiunge: "ci auguriamo che non si tratti di una struttura pubblica. Ci rivolgeremo alle Istituzioni e agli Ordini Professionali per gli accertamenti del caso. Questo è un ulteriore esempio di come la lotta per impedire lo smantellamento dei consultori pubblici e laici non debba interrompersi, a meno di non voler tornare indietro ad un medioevo dei diritti in cui l'ultima parola sulle questioni etiche apparteneva solo alla Chiesa".
Sul fronte genovese Ostilia Mulas, portavoce locale dell'associazione, rincara la dose : "anche cattolici non si nasce, il cattolicesimo viene indotto, ma nessuna di noi chiede che sia estirpato come un'erbaccia. Si tratta di un attacco spregevole, che espone molti e molte giovani al rischio di terapie dannose e inutili e diffonde un pregiudizio violento nei confronti di un gruppo umano che ha tutto il diritto ad amare secondo la sua natura. Siamo una variante naturale del comportamento umano, non una malattia o un guasto da resettare in omaggio a una norma. Mons. Rigon dice che un matrimonio celebrato per celare l'omosessualità è destinato a fallire. Peccato che poi ci chieda di fallire la nostra intera vita."
Francesca Polo, Presidente ArciLesbica Nazionale
Ostilia Mulas, Portavoce ArciLesbica Genova
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Mobile: 327.324.31.01 http://www.arcilesbica.it/

Mons. Rigon: «Omosessualità, un problema da estirpare»

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I sepolcri imbiancati applaudono il re del bunga bunga

Comunicato stampa - ArciLesbica 27 febbraio 2011 L'uomo che sta facendo di tutto per tenerci fuori dall'Europa e inchiodati ai carri di carnevale di mezzo mondo, cercando di ripulirsi le vesti di fronte ad un pubblico di sedicenti difensori dei valori cattolici ha assicurato che mai sotto il suo governo ci potremo sposare o potremo adottare. Lo sapevamo e il suo ribadirlo non ci impressiona. Sappiamo anche che il signore in questione non ce l'ha con noi.
La sua confidenza con Capezzone, Mora, Signorini, l' invito di compiacenti ragazzi gay a feste private in qualità di giocattoli sessuali per i suoi ospiti, l'apprezzamento di giochi pseudo-lesbici lo prova largamente.
Se sapremo stare al nostro posto senza chiedere uguaglianza e dignità potremo sempre aspirare a un posto di servi alla sua corte.
Per gli altri, i gay, le lesbiche, le persone transessuali che vogliono diritti e cittadinanza piena in Italia non resta che una strada: rovesciare questo governo insieme alle forze che vogliono una trasformazione profonda del nostro paese, senza mai firmare cambiali in bianco, esigendo un impegno politico tale per cui le nostre condizioni di vita cambino radicalmente.
I sepolcri imbiancati che hanno applaudito alla fine dell'intervento rappresentano la parte peggiore del nostro paese, clericale, fascista e volgare, l'unica a cui il re del bunga bunga si possa rivolgere in cerca di consenso.
Noi esprimiamo un' Italia molto più vasta, che non bacia ne' stringe mani insanguinate di dittatori, orgogliosa dei suoi amori e della sua esistenza.
Dobbiamo convincerci che abbiamo la forza di cambiare, cosa ormai ce lo può impedire ?
Ostilia Mulas
Segreteria Nazionale ArciLesbica
e-mail: ufficiostampa@arcilesbica.it
Mobile: 327.324.31.01 http://www.arcilesbica.it/

Neanche se mi paghi!

Neanche se mi paghi rido alle tue barzellette.
Neanche se mi paghi ti mostro le mie tette.
Neanche se mi paghi accetterò un tuo invito.
Neanche se mi paghi ti sfioro con un dito
(Io non ti toccherei nemmeno col guantino che uso per raccogliere la cacca del mio cane,
io non ti toccherei neanche con lo stecco o con una prolunga da imbianchino).
Neanche se mi paghi sto lì nell'angolino, neanche se mi paghi e ti do lo scontrino.
Neanche se mi paghi me ne sto zitta e muta, neanche se mi paghi e fo la ricevuta.
continua e aggiungi nei commenti  . . . 

Neanche se mi paghi ti voto
Neanche se mi paghi ti ascolto
Neanche se mi paghi ti saluto
Neanche se mi paghi ti aiuto
Neanche se mi paghi ti leggo
Aggiungere a piacere!....
E tu? che cosa non faresti neanche se mi paghi?
scrivi sotto nei commenti..... date sfogo alla fantasia....
--Neanche se mi paghi--
C'è chi dice che fare la escort e' una libera scelta, si guadagna bene e non si rischia la pelle sottopagate e ricattate come nei posti di lavoro di oggi. Fabrizio Corona dichiarava apertamente che tutti i buoni affari tra manager si concludono con scambi di omaggi di donne, e' la norma.
Ai piani alti le escort sono anche laureate. Fanno strada nelle aziende e nella politica, dai consigli regionali ai consigli dei ministri, con solo qualche festino e qualche falsa testimonianza.
Ecco pero' che le istituzioni sono prostituite, che i mostri al governo si dichiarano difensori della morale, che nessuna giustizia e' possibile.
Ecco la normalita'.
Tenere in piedi questo sistema? Neanche se mi paghi.
Cristina Gramolini
Segreteria FIRMATO:Nazionale
ArciLesbica e-mail: ufficiostampa@arcilesbica.it http://www.arcilesbica.it/



Adesione ArciLesbica alle manifestazioni "Se non ora, quando?"Arcilesbica Associazione Nazionale - 09/02/2011 - Comunicato stampa


ArciLesbica aderisce con entusiasmo alle manifestazioni del 13 febbraio “Se non ora quando?” e invita alla partecipazione tutte le sue socie.

Riteniamo importante partecipare a un momento collettivo di ribellione e di presa di parola delle donne rispetto a tutta una serie di temi, dal sostrato comune, che condizionano la qualità delle nostre vite. La rappresentazione e l’utilizzo dei nostri corpi, dei nostri ruoli all’interno del sistema sociale, del nostro valore forniti dalla –pseudo- cultura dominante sono miserabili e ci vorrebbero costringere all’oggettificazione totale. Rappresentazione rilanciata negli ultimi vent’anni a partire dalle gesta di Silvio Berlusconi, ma che va ben al di là della sua individualità, impregnando cancerogenamente di becero maschilismo ogni strato della società italiana. Rappresentazione che è costitutiva del sistema di relazioni politiche e di potere dell’attuale governo, in un circolo vizioso per cui ognuno di questi aspetti, la cultura, la politica, il potere, rinforza e contribuisce a plasmare l’altro.

Non condividiamo le chiamate a “tirarsi fuori” di chi teme che queste manifestazioni potrebbero essere strumentalizzate. Sentiamo invece l’urgenza di spezzare un sistema che spaccia per libertà la disponibilità a lasciarsi corrompere e a farsi complici per soldi di ogni malefatta del governo.

Partecipare alla manifestazione del 13 non è di per sé più significativo dell’impegno politico, culturale, di volontariato, che molte di noi agiscono quotidianamente in prima persona, spesso “silenziato” o non riconosciuto, poiché la stessa titolarità delle donne ad abitare lo spazio pubblico è messa continuamente in discussione. Partecipare in quanto lesbiche, però, contribuirà a testimoniare la nostra stessa esistenza con un’azione di visibilità delle nostre pratiche e farà sentire il nostro punto di vista all’interno del movimento spontaneo che si sta creando: con una nuova alleanza delle donne, tutte insieme, avremo senz’altro più voce.

Dopo lo scandalo della pedofilia nella Chiesa, oggi l’altro blocco di potere che ha avversato il riconoscimento dei diritti delle persone omosessuali è accusato di promuovere la prostituzione minorile. “I sudici ci hanno chiamato sudici”, è ora che se ne vadano e che il paese volti pagina.


La segreteria di
ArciLesbica - Associazione Nazionale

ArciLesbica aderisce con entusiasmo alle manifestazioni del 13 febbraio “Se non ora quando?” e invita alla partecipazione tutte le sue socie

Riteniamo importante partecipare a un momento collettivo di ribellione e di presa di parola delle donne rispetto a tutta una serie di temi, dal sostrato comune, che condizionano la qualità delle nostre vite. La rappresentazione e l’utilizzo dei nostri corpi, dei nostri ruoli all’interno del sistema sociale, del nostro valore forniti dalla –pseudo- cultura dominante sono miserabili e ci vorrebbero costringere all’oggettificazione totale. Rappresentazione rilanciata negli ultimi vent’anni a partire dalle gesta di Silvio Berlusconi, ma che va ben al di là della sua individualità, impregnando cancerogenamente  di becero maschilismo ogni strato della società italiana. Rappresentazione che è costitutiva del sistema di relazioni politiche e di potere dell’attuale governo, in un circolo vizioso per cui ognuno di questi aspetti, la cultura, la politica, il potere, rinforza e contribuisce a plasmare l’altro.

Non condividiamo le chiamate a “tirarsi fuori” di chi teme che queste manifestazioni potrebbero essere strumentalizzate. Sentiamo invece l’urgenza di spezzare un sistema che spaccia per libertà la disponibilità a lasciarsi corrompere e a farsi complici per soldi di ogni malefatta del governo.

Partecipare alla manifestazione del 13 non è di per sé più significativo dell’impegno politico, culturale, di volontariato, che molte di noi agiscono quotidianamente in prima persona, spesso “silenziato” o non riconosciuto, poiché la stessa titolarità delle donne ad abitare lo spazio pubblico è messa continuamente in discussione. Partecipare in quanto lesbiche, però, contribuirà a testimoniare la nostra stessa esistenza con un’azione di visibilità delle nostre pratiche e farà sentire il nostro punto di vista all’interno del movimento spontaneo che si sta creando: con una  nuova alleanza delle donne,  tutte insieme, avremo senz’altro più voce.

Dopo lo scandalo della pedofilia nella Chiesa, oggi l’altro blocco di potere che ha avversato il riconoscimento dei diritti delle persone omosessuali è accusato di promuovere la prostituzione minorile. “I sudici ci hanno chiamato sudici”, è ora che se ne vadano e che il paese volti pagina.

La segreteria di
ArciLesbica - Associazione Nazionale

MILK Verona Lgbt Community Center

Il MILK Verona LGBT Community Center è un circolo Arci che si trova in Via Antonio Nichesola 9 a San Michele Extra (Verona )
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